Area Umanistica  

 

   

Liceo Matematico  

 

   

Libri di testo 2018-2019  

   

   

   

Bacheca della sicurezza  

 

   

   

 

 

 

 

 

 

   

whistleblowing  

   

Il portale sulla letteratura di Rai Cultura

Il portale di Rai Cultura dedicato a libri e cultura. Video, interviste, approfondimenti, inediti d'autore
Il portale sulla letteratura di Rai Cultura
  1. Libri Come 2019
    Per il suo decimo anniversario Libri Come, la festa dei libri, che si è tenuta dal 14 al 17 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ha proposto il tema della Libertà. Cosa significa oggi libertà, tra i confini solidi degli stati e quelli fluidi della rete? Libertà di ricerca e libertà di insegnamento sono sotto pressione: nella sua stanza, davanti alla pagina bianca, come si comporta l’intellettuale, chi tesse storie e racconta idee?  Il festival ha proposto il tema della libertà come oggetto di lezioni, colloqui, interviste, dialoghi, spettacoli, presentazioni, mostre, reading. Il nostro Speciale presenta uno spaccato dei narratori presenti a Libri Come: Clara Usón, Manuel Vilas, Arnon Grunberg, Andrea Tarabbia, Adélaïde Bon, Edoardo Albinati, Chiara Caminito, Heddi Goodrich, Davide Savelli,  Mattia Bagnoli, Giacomo Papi.    . 
  2. Claudia Durastanti, La straniera
    Romanzo di una formazione ad ostacoli, La straniera di Claudia Durastanti (La nave di Teseo)  immerge il lettore in una realtà spaventosamente grottesca. Lo spaesamento innanzi tutto: nata a Brooklyn, cresciuta tra rumorosi parenti italoamericani, da adolescente Claudia si ritrova in un paese della Basilicata con la madre e il fratello, e sente di non appartenere né alla movimentata realtà urbana a cui fa ritorno ogni estate né all’ambiente chiuso in cui tutti sanno tutto di tutti in cui è approdata. Altro elemento fondamentale in questa crescita complicata è la disabilità dei genitori, entrambi sordi, entrambi decisi a vivere la loro condizione non “con coraggio o dignità ma con incoscienza”.  Il primo capitolo del libro s’intitola “Mitologia” ed è la mitologia familiare, quella a cui si riferisce Durastanti: la madre che salva il padre nel momento in cui lui sta per buttarsi nel Tevere, l’amore tra estranei consumato alla fine di una giornata insieme. Più prosaici gli sviluppi di questa storia: il divorzio; il padre che rapisce la figlia da scuola per rivedere l’ex moglie. Un punto fermo c’è in tanto travaglio ed è la scoperta della letteratura: invece di andare a scuola, Claudia che in quanto “figlia della muta” gode di un’indulgenza particolare, si rifugia in soffitta e legge di tutto. Legatissima al fratello che la spinge a mimetizzarsi, a comportarsi bene e a farsi vedere meno possibile in giro con la stravagante madre, Claudia non ha rapporti facili con i coetanei (tremendo il racconto della vacanza in colonia in cui una ragazza con genitori drogati le ruba il fidanzato facendo a chi è più svantaggiata). L’ultima tappa della mappa interiore è costituita da Londra, città che lei sceglie e da cui si sente  respinta: “straniero è una parola bellissima, se nessuno ti costringe a esserlo; il resto del tempo, è solo sinonimo di una mutilazione, e un colpo di pistola che ci siamo sparati da soli”. Come un personaggio di Dickens, Claudia passa da una disavventura all’altra mantenendo la sua curiosità verso il mondo e la capacità di nutrire affetti profondi e il suo libro ha la capacità di scuotere a fondo . Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (2010) ha vinto il Premio Mondello Giovani; nel 2013 ha pubblicato A Chloe, per le ragioni sbagliate, e nel 2016 Cleopatra va in prigione. È tra i fondatori dell’Italian Festival of Literature in London. Collabora con la Repubblica e vive a Londra.  
  3. Giacomo Papi, Il censimento dei radical chic
    Giovanni Prospero è un professore che ama i libri e la cultura. Spinto da un amico a partecipare a un dibattito televisivo (“oggi per noi la presenza è un dovere”), cita Spinoza  e indossa il maglione di cachemire che gli ha regalato la figlia Olivia che vive in Inghilterra. La citazione e l’abbigliamento sono la causa della sua morte: tornato a casa, viene ucciso a calci, pugni e sprangate (gli insulti in diretta e sul web non si contano, come ha osato esibire il suo sapere?). Quella raccontata da Giacomo Papi nel Censimento dei radical chic (Feltrinelli) è una distopia che si sta già realizzando sotto i nostri occhi: guai agli intellettuali. Il ministro dell’Interno (un omaccione sempre pronto a ridicolizzare i suoi avversari e incapace di fermarsi di fronte alla morte) decide di istituire un Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic: in teoria per proteggere una specie sotto attacco, in pratica per individuare meglio i bersagli da additare. D’altra parte gli stessi intellettuali, Clelia e sua cugina Anna, Cesare, Cosma, Susanna, Ugo con le loro insalate di quinoa, le polpette alla curcuma, il pinot nero, i discorsi auto compiaciuti non sono visti con  grande simpatia da Giacomo Papi che, se deve salvare qualcuno salva Olivia, la figlia del professore( che torna in Italia da Reading per il funerale di suo padre e trova un paese in cui non si riconosce minimamente) e salva la  madre dell’orrido ministro che non si capacita dell’involuzione del proprio pargolo che da ragazzino era molto studioso. Viene addirittura istituita un’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua italiana: ogni parola che la commissione, composta di gente presa a caso, non capisce va abolita dal dizionario (lo stesso narratore si autocorregge ogni volta che usa un termine d’uso meno corrente) e c’è un comizio in piazzale Loreto tenuto dal nuovo primo ministro che era un ex spogliarellista. C’è però anche chi organizza la resistenza…     "La cultura non è una cosa fumosa. La cultura sono le strade su cui camminiamo, le case dove abitiamo, le parole che ci girano in bocca e che qualche altro umano, decine di migliaia di anni fa, chissà perché, ha inventato. La cultura è una scommessa sul fatto che alla fine ci si possa capire. Per questo può dare fastidio." Giacomo Papi è nato a Milano nel 1968. I suoi ultimi romanzi sono I fratelli Kristmas e La compagnia dell’acqua, pubblicati da Einaudi. Dirige la scuola di scrittura Belleville. Per Feltrinelli ha curato Il grande libro delle amache (2017) di Michele Serra. Sempre per Feltrinelli, Il censimento dei radical chic (2019).  
  4. Heddi Goodrich, Perduti nei quartieri spagnoli
    Heddi Goodrich vive in Nuova Zelanda, è sposata e ha due figli. Ha scritto in italiano un romanzo Perduti nei quartieri spagnoli (Giunti) ispirato alla sua esperienza di studentessa all’Orientale di Napoli e alle persone conosciute durante quel periodo. Il libro è soprattutto una storia d’amore: quella tra la protagonista, che si chiama Heddi, e Pietro, che studia geologia e viene da Vallesaccarda, un paese dell’Irpinia. Sappiamo subito che la storia è finita male, perché la narrazione si apre ed è scandita da uno scambio di mail tra i due personaggi che commentano gli eventi passati. Quando incontra Pietro, Heddi divide con una spensierata “tribù di linguisti” un appartamento fatiscente nei quartieri spagnoli; nel giro di poco si trasferisce da lui, e i due diventano inseparabili. Heddi ama Pietro e ama Napoli, la città in cui è approdata a sedici anni dall’America. Ma c’è la famiglia di lui e in particolare c’è la madre solo apparentemente schiva e dimessa. Quando Pietro porta per la prima volta a casa Heddi, la donna non fa nessuno sforzo per mettere a suo agio la ragazza; la tiene a distanza, le risponde a monosillabi, non si fa aiutare, non li fa dormire insieme… Pietro promette a Heddi che gireranno insieme il mondo e sceglieranno il posto in cui mettere radici. Non sarà così; la madre vincerà la sua battaglia contro la straniera “troppu sicca”. Nel suo primo romanzo, che ha scelto di scrivere in italiano Goodrich  ha reso con grande efficacia le emozioni e la freschezza di un amore giovanile, e lo scontro tra la cultura aperta di un’americana e le tare di un giovane meridionale. "Heddi" Sentii il suono del mio nome come non lo sentivo da anni, come il nome di una specie esotica. Pronunciato con tono interrogativo ma perfezionato, come se fosse stato recitato più e più volte - con tanto di respiro sottile e vocali corte - fino a scivolargli di bocca con una disinvoltura stupefacente. Nessun altro suono in tutti i Quartieri spagnoli, né l'urlo micidiale di una donna tradita né una raffica di pallottole in un raptus di vendetta, i avrebbe fatto allontanare dal caldo brusio del camino in una notte così gelida.   Heddi Goodrich è nata a Washington nel 1971. Arriva per la prima volta a Napoli nel 1987 per uno scambio culturale e, tranne brevi periodi di ritorno negli Stati Uniti, vi soggiorna fino al 1998. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Istituto Universitario Orientale. Insegnante, tiene un blog bilingue su traduzioni, letteratura e curiosità dell’italiano e dell’inglese (Il buono, il brutto e l’ulivo). Vive a Auckland, Nuova Zelanda, con il marito e due figli.   
  5. Davide Savelli, Venezia 1902, I delitti della Fenice
    Il 14 luglio 1902 crolla il campanile di San Marco a Venezia. Il noir scritto da Davide Savelli, Venezia 1902, I delitti della Fenice fa coincidere il culmine dei fatti narrati con questo evento storico. Savelli immagina che Hans, un giovane tedesco con alle spalle un tremendo trauma infantile, scateni a Venezia la sua follia omicida. Sulle sue tracce c’è il commissario Guido Bordin. Con tecnica cinematografica l’autore si sposta dal killer a Guido, offrendo vari flash del passato dell’uno (l’omicidio del padre davanti ai suoi occhi, l’infanzia presso un monsignore sadico, il bullismo subito a scuola, l'ossessione per i rapaci e la Fenice)  e dell’altro (un grande amore di gioventù, la perdita dell’amico più caro). Nel libro rivive la Venezia di inizio Novecento, che somiglia molto a quella di oggi: politici in cattiva fede che danno il via a lavori sconsigliati dal punto di vista tecnico; lavoratori scrupolosi puniti per la loro onestà; frotte di turisti curiosi; librai ladri; donne affascinanti e mal sposate; questori esigenti e superficiali. Con un prezioso cammeo: l’apparizione di Herman Hesse che assiste al crollo della torre: “Avverte di trovarsi di fronte a un evento dai significati più profondi della sola catastrofe, e gli vengono in mente parole che subito ripete, per memorizzarle, ripromettendosi di trascriverle appena possibile: - L’epoca di felicità, di gloria e di splendore che evocava è sprofondata ancor di più nell’oscurità crepuscolare del passato.”  Davide Savelli è nato a Forlì il 2 luglio 1968.  Ha lavorato per molti reti televisive: Rai, La7, Sky, Fox, History Channel, LaEffe. Attualmente collabora con Rai Cultura, scrivendo programmi, documentari e fiction. Tra i suoi programmi più noti: Storia Proibita (La7); La Guerra degli Italiani (History Channel) e a.C.d.C - dall’Homo sapiens a Napoleone su Rai storia.  
  6. Giulia Caminito, Un giorno verrà
    Fine Ottocento, Serra de’ Conti nelle Marche, la famiglia di Luigi Ceresa, fornaio, i cui figli muoiono uno a uno, la cui moglie diventa cieca: è questo il punto di partenza del secondo romanzo di Giulia Caminito, Un giorno verrà (Bompiani) che, come il suo primo La grande A, pesca nella sua storia familiare per raccontare la storia del nostro paese dal punto di vista degli ultimi. Protagonisti del libro sono Lupo e Nicola, il primo deciso e battagliero, il secondo chiamato “il ragazzo di mollica” per quanto è inerte. Lupo fa del proteggere il fratello la sua seconda missione di vita (la prima è quella di combattere l’ingiustizia sociale secondo i principi del nonno anarchico). Le vicende dei Ceresa s’intrecciano con quelle di Suor Clara, una monaca che da bambina è stata rapita in Sudan e convertita al cristianesimo; nel suo monastero trova riparo Nella, figlia del fornaio, la cui triste storia verrà rivelata solo nell’ultima parte del libro, quando si scopre la verità su Don Agostino, il prete del paese. Scoppia la prima guerra mondiale e Lupo si fa sparare a un gamba da Nicola per potergli restare vicino; finirà che ad andare a combattere sarà  il più pavido dei due. "La Grande Guerra era arrivata fino a lì, tra le colline, sopra alle mura castellane, attraverso i torrioni e le porte, accanto alle viti, agli olivi, aveva raccolto cereali e bachi da seta, aveva messo le divise ai ragazzi, aveva mandato le donne al lavoro, erano rimasti solo bambini, invalidi, preti e monache a far la guardia a Serra de' Conti, alle acque del Misa, alla sua strada di polvere che portava fino al cimitero, ai suoi campi, quelli che dai tempi dello Stato Pontificio nessuno di loro aveva mai posseduto."   Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988. Si è laureata in filosofia politica. La famiglia della madre è originaria delle Marche, di Serra de' Conti; il bisnonno, Nicola Ugolini, è stato un anarchico anticlericale. Il suo romanzo di esordio è La Grande A, edito nel 2016 da Bompiani; con questo ha vinto il Premio Bagutta opera prima, il premio Berto e il Premio Brancati giovani.  
  7. Chi sono i vincitori del Premio Elsa Morante Ragazzi
      Michela Murgia con il romanzo “Noi siamo tempesta”(Salani Editore), Carlo Rovelli con “Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza”(Corriere della Sera) e la giovane scrittrice Sofia Viscardi con “Abbastanza” (Mondadori): sono questi i nomi dei vincitori del Premio Elsa Morante Ragazzi 2019. La terna è stata scelta dalla giuria tecnica, presieduta da Dacia Maraini e composta da Silvia Calandrelli, Francesco Cevasco, Vincenzo Colimoro, Roberto Faenza, Luigi Mascheroni, David Morante (diplomatico e nipote della scrittrice Elsa Morante), Paolo Ruffini, Maurizio Costanzo, Monica Maggioni, Gianna Nannini, Tjuna Notarbartolo (direttore del premio), Teresa Triscari. La giuria popolare del Premio, composta invece da oltre mille ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, il prossimo 15 maggio decreterà il super-vincitore nel corso di una cerimenia che si svolgerà all’Auditorium della Rai di Napoli. Nei prossimi giorni, saranno annunciati i vincitori delle altre sezioni del Premio Elsa Morante 2019, dal Cinema alla Musica, dalla Comunicazione al Morantiano. Il Premio Elsa Morante, testata dell'Associazione Culturale Premio Elsa Morante onlus, è coordinato da Iki Notarbartolo; Gilda Notarbartolo ne dirige la comunicazione; ed è realizzato insieme ad un Comitato Organizzatore presieduto da Antonio Parlati, vicedirettore del Centro Produzione Rai di Napoli diretto da Francesco Pinto. La manifestazione culturale è patrocinata dalla Rai, ha la media partnership di Rai Cultura e la collaborazione della sede Rai di Napoli.
  8. Catena Fiorello, Tutte le volte che ho pianto
    La protagonista di Tutte le volte che ho pianto di Catena Fiorello (Giunti), Flora, è una quarantenne siciliana che gestisce un bar di sua proprietà e vive con la figlia adolescente. Il suo matrimonio è naufragato in seguito ai numerosi tradimenti del marito. La tranquilla routine di Flora (corse la mattina, lavoro, visite alla madre vedova, serate con la figlia) viene interrotta dall’incontro con Leo, che si presenta nel suo bar e la corteggia mandandole fiori e invitandola a cena. Leo fa il produttore cinematografico e in Sicilia vuole girare un film: Flora scoprirà che il soggetto è ispirato alla storia di sua sorella Giovanna, morta in un incidente in motorino, che aveva una vita torbida che lei ignorava. Tra Leo e Flora si sviluppa un’intensa relazione, poi Antonio, l’ex marito si ammala, e le cose si complicano. Un romanzo sulla persistenza degli affetti e sulla tenacia delle donne. "Piangere per me è quel momento in cui la verità prende il sopravvento e sfonda tutte le porte, anche quelle serrate con forza. Piangete, lasciatevi andare, guardatevi dentro, e non rimpiangete nulla."    Catena Fiorello ha scritto: Casca il mondo, casca la terra (2011), Dacci oggi il nostro pane quotidiano (2013), Un padre è un padre (2014), L'amore a due passi (Giunti 2016), Picciridda, ripubblicato da Giunti in una versione completamente rivista dall'autrice nel 2017.  
  9. Andrea Tarabbia, Madrigale senza suono
    Andrea Tarabbia ama le storie maledette, quelle in cui la crudeltà estrema si accompagna a un profondo dolore, non per giustificare il male ma per comprendere cosa c’è dietro. Non poteva non colpirlo la vicenda umana e artistica di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, autore di sei potenti libri di madrigali, reo confesso della mattanza dell’amata moglie e del suo amante
  10. Mattia Bagnoli, Ricorda il colore della notte
    1984: Svevo Giacco-Aliprandi, un anziano signore italiano che è stato console italiano a Gibilterra va a trovare a Londra Arthur Goodwin, che nel 1941 è stato il suo acerrimo nemico, in quanto responsabile dei servizi segreti britannici. Hanno parecchie cose da dirsi, ma soprattutto una: che fine ha fatto Yvonne, la donna in cui entrambi si erano innamorati. Il romanzo di Mattia Bagnoli, Ricorda il colore della notte (Piemme) ricostruisce l’atmosfera febbrile che si respirava nella Algeciras piena di agenti segreti tedeschi, francesi, italiani e inglesi, mentre Hitler attaccava la Russia e l’America entrava in guerra. Svevo è un fascista della prima ora: un quasi quarantenne fedele a Mussolini, fanatico della patria e dell’onore; Arthur un giovane inglese al suo primo incarico per il Secret Intelligence Service. Il primo vuole colpire le navi inglesi in combutta con Junio Valerio Borghese, il secondo prevenire gli attacchi. Quando entra in scena la ragazza con la Leica, la francese Yvonne, che racconta lo stupro subito da parte dei tedeschi che le hanno sterminato la famiglia, Svevo perde la testa e lasciala moglie per lei, e Arthur non gli è da meno come svelerà alla fine del libro. Una storia di amore e di guerra che si legge d’un fiato.  "C’è tutto in quel brano di mondo. La vita, la morte, la guerra, la pace, la notte, il giorno, l’odio e l’amore, Dio e la mancanza di Dio, il cielo, il mare e la terra, gli uomini, con le loro glorie e le loro miserie, il frastuono, il silenzio e la voglia, soprattutto la voglia, di non essere soli." Mattia Bernardo Bagnoli è nato a Milano nel 1980, dopo una laurea in Lettere e Storia all’Università di Bologna si trasferisce a Londra, dove frequenta il master in Giornalismo Internazionale presso la City University e dove lavora come corrispondente per l’agenzia ANSA, per La Stampa e D-Repubblica. Dal 2015 è capo della redazione ANSA a Mosca. Scrive abitualmente di Russia per Pagina99, Huffington Post. È autore del noir Bologna permettendo (Fazi, 2009) e della guida Strano ma Londra (Fazi, 2012).
  11. Adélaïde Bon, La bambina sulla banchisa
    A nove anni Adélaïde ottiene dai suoi genitori il permesso di uscire da sola per una commissione. Vicino al portone di casa incontra un uomo che sale le scale con lei, la immobilizza, le infila le dita nella vagina, il pene in bocca. Traumatizzata, lei va dai genitori, racconta tutto, viene portata in commissariato per la denuncia. La bambina sulla banchisa di Adélaïde Bon, tradotto da Silvia Turato per e/o, è il racconto di quello che ha significato per l’autrice convivere con il ricordo della violenza e insieme provare disperatamente a negarne la portata. 
  12. Arnon Grunberg, Terapie alternative per famiglie disperate
    Otto ha fatto lo psichiatra per compiacere i genitori, ma loro sono rimasti comunque insoddisfatti della sua scelta di lavorare nell’unità di crisi specializzata in suicidi (volevano che si occupasse di bambini). All’inizio di Terapie alternative per famiglie disperate, il romanzo di Arnon Grunber tradotto dall’olandese da Giorgio Testa per Bompiani, il quarantaduenne Arnon va a trovare sua madre e salta addosso alla giovane badante peruviana Rose che gli ha aperto la porta in asciugamano.
  13. Edoardo Albinati, Cuori fanatici
    Aprendo Cuori fanatici, il nuovo romanzo di Edoardo Albinati (Rizzoli) si sente che l'ambientazione è romana, ma la dimensione metafisica della città prevale su quella fisica. Siamo all'inizio degli anni ottanta e i personaggi messi in scena da Albinati ruotano intorno a Nanni, professore trentenne attaccato al suo lavoro con la fede di chi cerca una ragione per vivere. Nanni a scuola che osserva i ragazzi durante l’ora di ginnastica e ne raccoglie le intime confidenze; Nanni con la moglie Costanza (creatura sfuggente); Nanni con le tre figlie nella lunga sequenza in cui taglia loro i capelli; Nanni con il suo amico Nico, conosciuto davanti a un quadro; Nanni a una cena in un casale da amici che coltivano sogni di vita alternativa e infine Nanni a letto in una triste ricerca di sesso che gli fa presagire la fine del suo matrimonio. Intervallate a queste, altre scene con diverse figure emblematiche di quel particolare momento storico: il professor Berio, passato dal presenzialismo spinto sui media a un isolamento quasi totale; la terrorista che preferisce uccidere piuttosto che sobbarcarsi la fatica di gestire un rapito; la nonna dispotica che gode dell’inferiorità economica dei figli per averli nella sua orbita; la ragazza alla pari olandese e le sue scorribande in città. Più di Nanni è proprio “la città meridionale” del prologo la protagonista del libro. Lei ha insegnato ai suoi abitanti che il passatempo è il tempo stesso:  “Sono passatempi il lavoro, il riposo, lo studio, la lotta politica, l’omicidio, scrivere, partorire, abortire, passeggiare, corteggiare le ragazze e andare dal sarto. Da questo tipo di coscienza nascono, inseparabili e a volte interscambiabili, la felicità e la disperazione più nera, la calma e la frenesia, e soprattutto quel tocco di nobilità dello spirito che si rovescia e si rispecchia nella cialtroneria vera e propria”.  Edoardo Albinati è nato a Roma nel 1956. Lavora come insegnante nel carcere di Rebibbia. Tra i suoi libri Maggio selvaggio, Orti di guerra, 19, Sintassi italiana, Svenimenti, Tuttalpiù muoio (scritto con Filippo Timi), Vita e morte di un ingegnere. Nel 2016 ha vinto il Premio Strega con La scuola cattolica.  
  14. Liam Callanan, Il manoscritto incompiuto
    “Una volta alla settimana do la caccia a uomini che non sono mio marito. (Continuo a farlo nonostante tutto.) Non dovrei, ma in fondo faccio un sacco di cose che non dovrei fare: fumare, gestire una libreria, pagare lezioni di francese che trova sempre il modo il saltare… e infine questo. Accompagno le mie figlie a scuola, fisso i genitori che mi fissano e inizio a cercare l’uomo del giorno.” Comincia così il romanzo di Liam Callanan, Il manoscritto incompiuto (tradotto da Francesca Sessi per Editrice Nord): con un’americana, Leah, che vive a Parigi insieme alle due figlie, che non sa che fine abbia fatto suo marito e pensa che da un momento all’altro potrebbe incontrarlo. Scopriamo che Leah e Robert si sono conosciuti a Milwaukee nel Wiscounsin; lei ruba un libro, lui la insegue per regalargliene un altro. Si innamorano, si sposano, ma Robert, che è un inquieto aspirante scrittore, impone le sue regole: ogni tanto sparisce per le sue “scrivasioni”, lasciandole il biglietto, torno presto. Nascono due bambine e un giorno Robert non torna. Quando trova dei biglietti per Parigi, Leah decide di partire con le figlie: è sempre stato il suo sogno andarci e spera di essere raggiunta lì dal marito. La raggiunge invece un suo manoscritto in cui si parla di una libreria: Leah la trova e finisce per lavorarci dentro, dopo aver deciso di rimanere a Parigi e di mandare le figlie a scuola. Passa il tempo, arriva la notizia che Robert è uscito in barca in una giornata burrascosa e risulta disperso. Sarà davvero così? Dal libro alla vita e ritorno: Callanan si diverte a costruire un percorso modellato sulla psiche disturbata di un uomo che ama la scrittura più della vita, di una donna indecisa se archiviare la propria storia d’amore, concedendosi un’altra possibilità, o restarle attaccata fino alla fine. Serpeggia nel romanzo la riflessione sul misterioso potere dei libri. "Ogni libro è un modo per dire:  guarda c’è un’altra strada, una strada diversa. Ogni libro in una libreria è un nuovo inizio. Ogni libro è l’ennesima ripetizione di una storia antichissima. Ogni libreria , perciò è una sorta di cassetta di sicurezza della civiltà"  Liam Callanan è nato a Wahsington ed è cresciuto a Los Angeles. Scrittore, giornalista e professore associato di letteratura inglese presso l’università del Wisconsin, è stato finalista all’Edgar Award e nel 2017 ha vinto l’Hunt Prize. È creatore e co-produttore di Poetry Everywhere, una serie di corti animati che diffondono la poesia sugli schermi a bordo dei mezzi pubblici.   
  15. Atlante occidentale e il Taccuino di Ginevra di Daniele Del Giudice
    Uscito nel 1985, Atlante occidentale di Daniele Del Giudice viene ora riproposto in una nuova edizione Einaudi contenente anche l’inedito Taccuino di Ginevra, un diario che lo scrittore tenne in occasione della sua visita al Cern di Ginevra, luogo in cui voleva ambientare il suo secondo romanzo. Il libro racconta l’incontro tra un giovane fisico italiano, Pietro Brahe, che lavora all’acceleratore nucleare del Cern, e un grande scrittore, Ira Epstein, deciso ad abbandonare la scrittura per realizzare un Atlante della luce. I protagonisti si sfiorano in apertura mentre sono entrambi alla guida di piccoli aerei; è l’inizio di un’amicizia cementata da lungi discorsi.
  16. Gabriel García Márquez secondo Alessandro Baricco
    Nel filmato tratto da Pickwick, il programma televisivo di Alessandro Baricco del 1994, viene presentato il romanzo, L`amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez: una straordinaria storia d’amore, in cui un uomo aspetta tenacemente, per oltre cinquant’anni, una donna, fino a realizzare il suo sogno. Gabriel García Márquez è uno dei massimi esponenti della corrente del realismo magico. Nel 1967 pubblica una delle sue opere più famose: Cent’anni di solitudine, che racconta le vicende della famiglia Buendia nell’immaginario villaggio di Macondo. Primogenito di undici figli, comincia la sua carriera come giornalista. E’ redattore e reporter de “El Universal”, poi dal 1949 del quotidiano “El Heraldo” e infine nel 1954 si trasferisce a Bogotà per lavorare a “El Espectador”. L’esordio letterario è nel 1955. Per due anni, dal 1973 al 1975, abbandona però la letteratura in segno di protesta per la dittatura di Pinochet e si dedica al giornalismo. I suoi articoli sono raccolti in numerose antologie, da “Scritti costieri” a “Taccuino di cinque anni”. Tra i suoi romanzi più famosi: Cronaca di una morte annunciata, L'amore ai tempi del colera, Il generale nel suo labirinto, e L'autunno del patriarca.
  17. Lo sport raccontato da Calvino e Pasolini
    Le Olimpiadi di Helsinki del 1952 e quelle di Roma del 1960 ebbero come cronisti d’eccezione, rispettivamente, gli scrittori Italo Calvino, per il quotidiano l’Unità, e Pier Paolo Pasolini, per la rivista Vie nuove. Qual è stato il rapporto dei due celebri letterati con lo sport? Di Calvino, che separava nettamente il lavoro di giornalista da quello di scrittore, il filmato ci presenta tra gli articoli da lui scritti in occasione delle Olimpiadi del 1952, quelli dedicati al grande campione finlandese del mezzofondo degli anni venti Paavo Nurmi ed al marciatore italiano Giuseppe Dordoni. Nel 1960, anno delle Olimpiadi di Roma, Pasolini inizia anche la prima esperienza cinematografica; in un’intervista, la direttrice di Vie nuove Maria Antonietta Macciocchi racconta come iniziò la collaborazione dello scrittore alla rivista, e quanto vera e intensa fosse la sua passione sportiva. Il filmato si chiude con le immagini di Pier Paolo Pasolini che gioca con gli amici una partita di calcio su un campo di Fregene.
  18. Paola Cereda, Quella metà di noi
    Matilde, la protagonista di Quella metà di noi di Paola Cereda (Giulio Perrone), ex maestra elementare, risponde a un annuncio per badante e comincia a prendersi cura di un ingegnere della Fiat non più autosufficiente a causa di un ictus. Siamo a Torino e la donna attraversa la città, da Barriera, la periferia in cui vive, fino in centro dove abitano Giacomo Dotto e sua moglie Laura.
  19. Romana Petri, Pranzi di famiglia
    Con Pranzi di famiglia, Romana Petri torna a indagare sugli intrecci dei Dos Santos, la famiglia portoghese che era già stata al centro di Ovunque tu sia. Il romanzo si apre poco dopo la morte della madre Maria, che dopo l’abbandono del marito per un’altra donna, aveva allevato da sola la figlia Rita nata con una faccia deforme e i due gemelli Vasco e Joanna. I figli sono sulla trentina e continuano a vedere il padre Tiago la domenica a pranzo al ristorante: un momento in cui tutti i rancori vengono a galla e ci si scambiano battute feroci. Perno della narrazione è Vasco, che si barcamena tra le due sorelle esaurite (Rita, che ha subito numerose operazioni, è una single esacerbata e solitaria, ma alla lunga capace di far pace con se stessa mentre la bellissima Joanna sfiorisce appresso ai due figli e al marito tapino che la fa trasferire in una villetta fuori Lisbona). Il capofamiglia Tiago, di origini modeste, si pavoneggia per il suo incarico di ministro della Salute e si vergogna del fratello che vive come un barbone, poi c’è il nonno che vive in una casa di riposo per mutilati e ogni tanto scappa in ospedale per farsi operare alla pancia senza nessun motivo. In questo contesto che è una somma di disfunzionalità s’inserisce la pittrice italiana Luciana Albertini, di cui s’innamora Vasco che di lavoro fa il gallerista. Luciana si trasferisce da lui, gli alleggerisce la vita con i suoi modi spensierati e disinibiti e, grazie a una mostra in cui raffigura tutti i componenti della famiglia, provoca una rottura dei fasulli equilibri consolidati nel tempo.  Realistico e visionario insieme, il ritratto di un’istituzione a cui continuiamo a essere legati nonostante la sua inarrestabile decadenza.   "La mia è una di quelle famiglie che conserva il poco che ha, solo che lo conserva male, in un modo che non fa altro che diminuire. E alla fine si accontenta pure del pugno di mosche. Da noi si può pensare qualsiasi cosa, ma non bisogna dirla, bisogna invece mettere un silenzio sopra l’altro, farne una montagna così alta che di scalarla non andrà più a nessuno. È un lavoro che richiede anni, con noi hanno cominciato quando eravamo bambini." Romana Petri è nata a Roma, città in cui attualmente vive. Traduttrice e critico letterario collabora con ttl La Stampa, il Venerdì di Repubblica, Corriere della Sera e Il Messaggero. Tra le sue opere: Ti spiego (BEAT, 2015), Ovunque io sia (BEAT, 2012), Alle Case venie (BEAT, 2017) e Le Serenate del Ciclone (Neri Pozza, 2015), vincitore del premio Super Mondello 2016 e del Mondello Giovani e Il mio cane del Klondike (Neri Pozza, 2017).  
  20. Lidia Ravera, L`amore che dura
    Emma e Carlo si sono amati con lo slancio dei sedici anni, si sono sposati, si sono lasciati quando i loro interessi hanno cominciato a divergere. Lui è andato a New York a fare film di successo; lei è rimasta a Roma a insegnare in periferia e a farsi carico dei problemi dei suoi alunni. In un film presentato al festival del cinema, Carlo ha raccontato la loro storia; a Emma non è piaciuto e lo ha stroncato su una rivista. Non si vedono da dieci anni; lui ha preferito ricostruire la città in uno studio piuttosto che tornare a Roma, ora è tornato e si sono dati appuntamento in un bar vicino piazza Mazzini. Lei ci va in bicicletta, portandosi dietro i diari che scriveva in quegli anni. Viene investita, cade a terra con un trauma cranico. In ospedale Carlo conosce prima Alberto, il secondo marito di Emma, un sindacalista gentile e protettivo, poi Franny la figlia che arriva dal Giappone dove era andata con una borsa di studio. Nell’Amore che dura di Lidia Ravera (Bompiani) c’è un tuffo negli anni settanta, c’è l’attrazione tra un uomo e una donna che non si spegne nonostante tutto, c’è la voglia di essere coerenti con le proprie scelte e c’è l’incoerenza che fa parte dell’essere umani. I colpi di scena non mancano.  "Il primo atto dell’innamoramento è la sopravvalutazione dell’oggetto. Se non sei capace, resti padrone di te stesso. E amen. Niente amore. Alla base del processo di beatificazione c’è sempre il cieco appetito di chi non può vivere senza adorare qualcuno. C’è chi ha bisogno di amare e chi no. C’è chi ha bisogno di amare a sedici anni e dopo no. C’è chi si sazia di realtà e non ha più spazio per il sogno. E se sei sazio di realtà, vedi i tuoi contemporanei per quello che sono. Donne e uomini."   Lidia Ravera, nata a Torino, ha raggiunto la notorietà nel 1976 con il suo romanzo d’esordio Porci con le ali. Ha scritto trenta opere di narrativa. I suoi ultimi romanzi sono: Piangi pure, Gli scaduti e Il terzo tempo. Ha lavorato per il cinema, il teatro e la televisione.
   
© ALLROUNDER